IA: il conto nascosto da 3.000 miliardi delle Big Tech

Ogni trimestre, le big tech USA continuano a comunicare le proprie spese in conto capitale per le infrastrutture di intelligenza artificiale, ma queste cifre non riflettono l'intera portata degli impegni futuri.

Secondo un’analisi del Wall Street Journal, 9 grandi società tecnologiche hanno accumulato circa 3.000 miliardi di dollari di obblighi fuori bilancio, legati principalmente agli investimenti nell’intelligenza artificiale.

Circa 1.200 miliardi riguardano leasing non ancora iniziati e 1.900 miliardi riguardano obblighi di acquisto futuri: un totale che cresce più rapidamente dei circa 600 miliardi di spesa in conto capitale sostenuti nell’ultimo anno.

Limitandosi ad Alphabet, Amazon, Meta e Microsoft, nei bilanci figurano 248 miliardi di passività da leasing e 356 miliardi di debito a lungo termine. Fuori bilancio restano invece 904 miliardi relativi a locazioni non ancora avviate e 1.520 miliardi di obblighi di acquisto.

Il caso del data center Hyperion di Meta in Louisiana, grande quanto circa 1.700 campi da calcio, aiuta a capire come nascano queste esposizioni. Il gruppo guidato da Zuckerberg ha firmato un contratto di locazione iniziale di 4 anni a partire dal 2029, con opzioni di rinnovo fino a 20 anni, garantendo agli obbligazionisti un rimborso integrale se non dovesse restare per l'intero periodo.

Poiché la società ritiene improbabile dover attivare questa garanzia, non ha iscritto alcuna passività a bilancio, e secondo le regole contabili gli obblighi di leasing su Hyperion resteranno fuori bilancio finché Meta non inizierà a pagare i canoni.

Il valore complessivo dei canoni previsti nella fase iniziale è di circa 12,3 miliardi di dollari, mentre a giugno Meta aveva dichiarato 347 miliardi di pagamenti futuri relativi a locazioni non ancora avviate.

Considerando tutte le società analizzate dal WSJ, gli esborsi previsti per locazioni non ancora avviate raggiungono 1.200 miliardi di dollari fuori bilancio, circa quattro volte il dato di un anno prima.

Gli obblighi di acquisto, che comprendono accordi a lungo termine per assicurarsi chip Nvidia e componenti di memoria destinati ai data center, raggiungono invece 1.900 miliardi di dollari.

Alphabet guida la crescita degli obblighi fuori bilancio

Alphabet è il caso più eclatante: al 30 giugno gli obblighi futuri derivanti da acquisti e altri contratti erano saliti a 811 miliardi di dollari, dai 332 miliardi di tre mesi prima, senza che la società spiegasse le ragioni dell’aumento.

Il gruppo ha spiegato che queste esposizioni riguardano principalmente infrastrutture tecniche e scorte, oltre ad accordi per assicurarsi l’energia necessaria ai data center, alcuni dei quali resteranno in vigore fino al 2054.

Azioni e leasing tra le esposizioni future delle Big Tech

Le esposizioni fuori bilancio di alcune delle società analizzate comprendono anche accordi per acquistare azioni di altre aziende o garantire leasing sottoscritti da altri locatari: Nvidia, ad esempio, si è impegnata a effettuare 27 miliardi di dollari di investimenti azionari tra aprile 2026 e la fine del proprio anno fiscale, a gennaio 2027.

La scommessa sulla domanda di calcolo per l’IA

Le big tech scommettono su una domanda di capacità di calcolo legata all’IA che resti solida per anni e consenta di far fronte a questi obblighi con i ricavi futuri.

Cresce però la cautela tra gli investitori più prudenti, anche perché società che un tempo apparivano dotate di bilanci solidissimi hanno dovuto attingere sempre più spesso ai mercati dei capitali.

Flussi di cassa negativi e rischio di nuovo debito

Alphabet e Amazon hanno recentemente registrato Free Cash Flows negativi, con la spesa in conto capitale superiore alla cassa generata dalle attività operative. Le stime FactSet indicano flussi negativi anche per Meta nei prossimi trimestri.

Il nodo centrale è che gli obblighi di acquisto e i contratti di leasing già sottoscritti, nella maggior parte dei casi, non possono essere annullati, indipendentemente dal fatto che i ricavi attesi si materializzino: se le previsioni di domanda dovessero rivelarsi sbagliate, le società si troverebbero a pagare un conto salato per infrastrutture che non riescono a sfruttare in modo profittevole, con il rischio di dover ricorrere a un indebitamento ancora maggiore.

Gli analisti di Morgan Stanley specializzati in contabilità hanno scritto ad aprile che, con esposizioni fuori bilancio sempre più frequenti, ampie e complesse, per gli investitori diventa più difficile valutare la leva finanziaria potenziale complessiva delle società tecnologiche.

Fonte: Wall Street Journal

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