Iran: da pedaggi sullo Stretto di Hormuz possibili introiti per $40mld

Stando a quanto riportato dal Wall Street Journal, l'Iran stima che l'istituzione di pedaggi per servizi di sicurezza, protezione ambientale e assistenza alla navigazione nello Stretto di Hormuz possa generare fino a 40 miliardi di dollari l'anno di entrate per gli Stati coinvolti.

Il modello di riferimento è quello dei Dardanelli, dove la Turchia applica dal 1936 una tassa nota come franco d'oro, fissata a 6,70 dollari per tonnellata, per coprire i costi di servizi sanitari, fari e assistenza in acque.

Un secondo modello allo studio è la pattuglia multinazionale dello Stretto di Malacca, gestita da Malaysia, Indonesia e Singapore per contrastare la pirateria. L’Iran ha già istituito una compagnia assicurativa che afferma essere obbligatoria per il transito, ha imposto la registrazione anticipata di due giorni e ha avvertito che i passaggi al di fuori delle rotte designate sono proibiti e ad alto rischio.

La proposta si scontra con l'opposizione USA e dei partner regionali. Il segretario di Stato Rubio, in visita in Bahrain, ha dichiarato che nessun Paese al mondo ha il diritto di imporre tariffe su acque internazionali e che quella condizione "non sarà mai accettabile in alcun accordo", precisando che i Paesi del Golfo hanno già respinto l'idea. Trump ha scritto sui social che non esistono pedaggi né costi assicurativi nello Stretto, senza tuttavia escludere esplicitamente una negoziazione futura.

Oman ha nel frattempo annunciato la creazione di un corridoio temporaneo sicuro e senza pedaggi lungo la propria costa per i petrolieri.

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