La settimana sui mercati: Hormuz, PCE e rally dei chip
Settimana del 30 maggio 2026
L'articolo della settimana

La settimana sui mercati: Hormuz, PCE e rally dei chip
Il filo conduttore della settimana è stato il negoziato sul conflitto in Medio Oriente, evoluto in pochi giorni attraverso fasi di ottimismo, nuove tensioni sul campo e infine l'annuncio di un accordo preliminare.
A inizio ottava, USA e Iran sembravano prossimi a un'intesa strutturata attorno a un'estensione del cessate il fuoco di 60 giorni, con riapertura dello Stretto di Hormuz e possibilità per l'Iran di tornare a esportare petrolio: la sola prospettiva aveva fatto scendere il Brent sotto i 100 dollari al barile e spinto i mercati azionari al rialzo.
Si è poi passati a una nuova fase di tensione militare: prima aerei USA e israeliani avrebbero colpito navi iraniane a sud dell’isola di Larak, poi le forze statunitensi hanno condotto una seconda serie di raid contro obiettivi militari iraniani nei pressi dello Stretto di Hormuz.
Accordo USA-Iran: i nodi ancora aperti
Nonostante l'escalation, la settimana si è chiusa con l'annuncio di un'intesa di massima: i due Paesi avrebbero raggiunto un accordo preliminare per estendere il cessate il fuoco e avviare negoziati formali sul programma nucleare, con JD Vance che ha confermato progressi reali e buona fede iraniana nei colloqui.
I nodi aperti restano però rilevanti: Teheran chiede lo sblocco integrale di 24 miliardi di dollari di asset congelati, proposta respinta da Trump pur con un'apertura condizionata. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha ribadito la triplice condizione non negoziabile, cioè riapertura dello Stretto, consegna dell'uranio altamente arricchito e fine del programma nucleare. La bozza di memorandum prevedrebbe che la navigazione nello Stretto sia dichiarata senza restrizioni e che le mine siano rimosse entro 30 giorni.
Inflazione USA: PCE ancora alto per la Fed
Sul piano dell'inflazione, i dati PCE di aprile hanno confermato il persistere delle pressioni sui prezzi: il dato headline si è attestato al 3,8% su base annua (dal 3,5% di marzo), in linea con le attese, mentre il core è salito al 3,3% dal 3,2% precedente. Le variazioni mensili sono state più contenute del previsto, rispettivamente 0,4% e 0,2% contro attese di 0,5% e 0,3%.
Semiconduttori: il rally passa dalla memoria HBM
I mercati azionari della settimana sono stati dominati dal rally del comparto semiconduttori. SK Hynix e Micron Technology sono entrate nel club delle società da 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. Il comune denominatore dei gruppi è il controllo della memoria HBM, quella ad alta larghezza di banda che rappresenta il collo di bottiglia critico dell'intera infrastruttura AI globale: gli analisti si aspettano che la scarsità di questo tipo di memoria si protragga fino al 2027, conferendo a questi produttori un potere di prezzo inusuale nei confronti dei maggiori acquirenti tecnologici mondiali.
La vertenza salariale in casa Samsung si è chiusa con l'approvazione, al 74% dei voti, dell'accordo salariale che prevede un bonus medio di circa 340.000 dollari per i lavoratori della divisione semiconduttori, scongiurando uno sciopero che avrebbe potuto aggravare una scarsità di memoria già acuta. Bloomberg Intelligence stima tuttavia che l'accordo eroda circa il 10% dei profitti attesi della società.
FTSE Russell cambia le regole in vista delle grandi IPO
FTSE Russell ha annunciato una modifica regolamentare che consentirà alle nuove matricole con una capitalizzazione flottante superiore alla soglia del Russell Top 500 di essere incluse negli indici già dal quinto giorno di contrattazioni, abbandonando il sistema delle revisioni trimestrali.
La mossa segue quella di Nasdaq, che aveva già ridotto il periodo di attesa a 15 giorni, ed è letta dal mercato come una preparazione al debutto di SpaceX, che nel frattempo ha rivisto al ribasso il proprio obiettivo di valutazione per la quotazione, portandolo ad almeno 1.800 miliardi di dollari dalle prime indicazioni superiori ai 2.000 miliardi, mantenendo però l'obiettivo di raccolta a 75 miliardi di dollari, che sarebbe il collocamento azionario più grande della storia.
Food delivery europeo: Uber stringe la presa su Delivery Hero
Sul fronte del consolidamento nel food delivery europeo, Uber ha aumentato la propria quota in Delivery Hero al 36,83% del capitale dopo aver acquisito l'intera partecipazione di Aspex Management, pagando poco meno di 40 euro per azione, ben al di sopra dei 33 euro proposti agli altri azionisti a inizio settimana, un'offerta che parte dell'azionariato aveva respinto come largamente insufficiente.
I diritti di voto sono stati fissati al 24,99%, appena al di sotto della soglia del 30% che ai sensi del diritto tedesco farebbe scattare l'obbligo di offerta obbligatoria sulle azioni residue. Prosus, che detiene ancora circa il 17% del capitale, ha chiesto all'Unione Europea di sospendere l'obbligo di cedere la propria quota entro agosto, collegato all'approvazione antitrust dell'acquisizione di Just Eat Takeaway.
DoorDash avrebbe manifestato interesse per Talabat, il business mediorientale di Delivery Hero, senza ancora formalizzare una proposta. Bloomberg Intelligence stima che Delivery Hero potrebbe valere tra i 15 e i 18 miliardi di dollari in un'operazione con Uber che incorpori un premio adeguato.
AI: Anthropic supera OpenAI nella valutazione implicita
Anthropic ha chiuso un round di finanziamento da 65 miliardi di dollari a una valutazione post-money di 965 miliardi, superando per la prima volta il valore implicito di OpenAI, fermo a 852 miliardi dall'ultimo round di marzo.
La Serie H è stata guidata da Altimeter Capital, Dragoneer, Greenoaks e Sequoia Capital, ciascuno con oltre 2 miliardi di investimento. Google ha contribuito con diversi miliardi nell'ambito del suo impegno complessivo fino a 40 miliardi verso la società, Amazon ha investito 5 miliardi come parte di un accordo precedente, e i tre principali produttori di memoria, Micron, Samsung e SK Hynix, hanno partecipato con importi non resi noti, portando il round ben oltre il target iniziale di 30 miliardi.
In parallelo, Apollo e Blackstone starebbero cercando investitori per un finanziamento in debito da 36 miliardi di dollari destinato a consentire alla società di utilizzare su larga scala i chip proprietari di Google.
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