La settimana sui mercati: NFP forti e rendimenti bond ai massimi
Settimana del 5 settembre 2026
L'articolo della settimana

La settimana sui mercati: NFP forti e rendimenti bond ai massimi
A inizio settimana e per la prima volta in circa un mese, Stati Uniti e Iran si sono scambiati attacchi diretti. Le forze statunitensi hanno colpito alcuni lanciarazzi iraniani, mentre i Guardiani della Rivoluzione hanno risposto con missili e droni contro basi aeree USA in Giordania. Si è trattato della prima azione militare contro Teheran da fine luglio, dopo che Trump aveva virato verso una campagna di pressione economica.
Un ritorno prolungato alle ostilità rischierebbe di far salire i costi energetici e alimentare nuovamente l'inflazione, complicando lo sforzo dei repubblicani di mantenere il controllo del Congresso alle elezioni di midterm di novembre, in un contesto di crescente insofferenza dell'elettorato verso il conflitto.
Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran resta aperta a riprendere la via diplomatica con Washington, a condizione che gli Stati Uniti abbandonino la campagna di pressione.
Trump ha inizialmente minimizzato la portata dello scontro, definendolo un conflitto relativamente piccolo per gli Stati Uniti. Ha respinto le critiche sulle scorte di munizioni dopo mesi di raid aerei e attacchi missilistici a lungo raggio contro l'Iran, assicurando che le riserve restano ampie.
Nei giorni successivi gli scontri si sono intensificati: gli Stati Uniti hanno condotto una nuova ondata di attacchi dopo aver accusato Teheran di tentate aggressioni alle spedizioni commerciali e alle forze statunitensi. Si è trattato del secondo round di raid USA in circa 3 giorni.
Nel giro di poche ore l'Iran ha reso noto di aver lanciato quella che ha definito un'operazione decisiva contro le basi statunitensi nella regione, sparando missili verso una base in Giordania e verso una struttura militare in Bahrein, mentre il Kuwait ha riferito di aver intercettato del fuoco in arrivo.
Il Presidente USA ha quindi ridimensionato le prospettive di un accordo, affermando di non voler forzare l'Iran a tornare al tavolo negoziale e di non curarsi se fosse firmata quella che ha detto essere un'intesa priva di valore per gli iraniani, ribadendo che l'economia del Paese sarebbe ormai sull'orlo del collasso.
Gli ultimi attacchi sono stati definiti come una rappresaglia per il tentativo iraniano di minare lo Stretto di Hormuz e per un precedente attacco a una base militare nella regione, minacciando ulteriori azioni in caso di risposta da Teheran.
Trump ha poi dichiarato che nuovi attacchi contro l'Iran sarebbero stati probabilmente di breve durata. Gli Stati Uniti hanno però prolungato lo schieramento di truppe, un segnale che il conflitto potrebbe protrarsi fino al prossimo anno, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal.
Verso la fine della settimana, il vicepresidente JD Vance ha ulteriormente ridimensionato la portata del conflitto, affermando di non volerlo definire una guerra perché, a suo dire, le principali operazioni di combattimento erano terminate alcune settimane prima.
Rendimenti ai massimi dal 2008 e yen in rialzo
Sui mercati obbligazionari, i rendimenti globali sono tornati sui massimi da metà 2008, spinti dal rialzo del petrolio legato alle tensioni in Medio Oriente e dalle crescenti scommesse su un rialzo dei tassi della Fed. In Giappone, il rendimento del decennale ha toccato il 3% per la prima volta in questo secolo, una soglia simbolica per un mercato che sta tornando alla normalità dopo anni di tassi vicini allo zero.
I bond governativi restano sotto pressione da mesi anche per i timori legati all'elevata spesa pubblica in Paesi come Giappone, Regno Unito e Stati Uniti, mentre le nuove ostilità tra Washington e Teheran hanno alimentato timori di interruzioni prolungate dei flussi energetici attraverso lo Stretto, spingendo ulteriormente al rialzo il petrolio.
Sul mercato valutario, lo yen è tornato più volte protagonista nel corso dell’ottava. In un primo momento la valuta giapponese ha guadagnato terreno portando il cambio USD/JPY sotto quota 158, alimentando per breve tempo ipotesi di un rate check, cioè una verifica delle quotazioni presso le banche da parte delle autorità, spesso considerata un possibile preludio a un intervento diretto.
Il movimento è stato favorito dalle dichiarazioni di Hajime Takata, membro del board della BOJ, secondo cui un rialzo di 25 punti base non rappresenta necessariamente l'unica opzione, aprendo alla possibilità di una stretta più ampia e, in generale, anche di aumenti consecutivi.
Verso la fine della settimana i trader hanno iniziato a smontare i carry trade finanziati in yen, in vista di ulteriori rialzi dei tassi da parte della BOJ, portando la valuta nipponica a un massimo di un mese sul dollaro. Secondo Nomura Securities, nello scenario estremo in cui la debolezza della moneta giapponese persistesse verso quota 160, la BoJ potrebbe alzare i tassi in tre riunioni consecutive fino a dicembre.
JP Morgan ritiene che un'ulteriore chiusura delle consistenti posizioni corte possa accelerare i guadagni dello yen se il cambio USD/JPY scendesse sotto quota 155.
Shein e Broadcom sotto la lente dei mercati
Sul fronte societario, Shein ha debuttato a Hong Kong. Il collocamento ha raccolto 1,7 miliardi di dollari, per una valutazione di poco superiore ai 26 miliardi di dollari, ben lontana dal picco di 100 miliardi toccato in passato, in quello che rappresenta un test per l'appetito degli investitori verso i rivenditori online in un settore alle prese con inflazione, tensioni commerciali e cautela dei consumatori.
Secondo il prospetto preliminare, nel primo trimestre il gruppo ha registrato una perdita di 99 milioni di dollari, contro un utile di 395 milioni un anno prima, mentre la crescita del fatturato è rallentata. La società resta inoltre sotto la lente del Comitato per gli investimenti esteri negli Stati Uniti, che sta valutando l'acquisizione del rivenditore di abbigliamento Everlane per possibili rischi legati alla sicurezza nazionale e ai dati personali dei cittadini statunitensi.
Broadcom prevede un boom delle vendite di chip per l'intelligenza artificiale: secondo l'AD Hock Tan, i ricavi del segmento dovrebbero raddoppiare a circa 115 miliardi di dollari nell'anno fiscale 2027 e salire a 230 miliardi l'anno successivo, con una domanda che già supera la capacità produttiva del gruppo.
Nel terzo trimestre fiscale, chiuso il 2 agosto, i ricavi sono saliti dell'86% a 29,6 miliardi di dollari, sopra la stima media di 29,5 miliardi, con un utile per azione adjusted di 3,32 dollari contro attese per 3,23. Le previsioni per il quarto trimestre, pari a 34,8 miliardi contro un consensus Bloomberg di 35,1 miliardi, hanno deluso gli investitori, anche se il titolo è rimbalzato dopo le indicazioni di Tan sul lungo periodo.
Volkswagen prepara una nuova ristrutturazione
Infine, il Consiglio di Sorveglianza di Volkswagen ha approvato una ristrutturazione che assume altre 50.000 riduzioni di organico. Le 50.000 riduzioni ipotizzate equivarrebbero a circa l’8% della forza lavoro globale del gruppo alla fine dello scorso anno.
L’azienda taglierà anche gli investimenti, con una spesa in conto capitale e ricerca e sviluppo pari a 135 miliardi di euro (157 miliardi di dollari) nel periodo 2027-2031, circa il 16% in meno rispetto al piano concordato lo scorso anno.
Non-Farm Payrolls oltre le attese: salgono le probabilità di un rialzo Fed
A chiudere la settimana, ad agosto i Non-Farm Payrolls si sono attestati a 162.000 unità, sopra le 55.000 attese da Bloomberg e le precedenti 21.000, riviste da -23.000. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,1%, mentre il salario orario medio su base annuale è sceso dal 3,2% al 3,1%, in linea con le previsioni. Il tasso di partecipazione alla forza lavoro è stato del 61,6%, contro il 61,5% stimato e il 61,4% di luglio.
A livello settoriale, la ristorazione e i bar hanno aggiunto 59.000 posti di lavoro, l'istruzione pubblica locale 42.000, la manifattura 16.000, la sanità 13.000 e le costruzioni 22.000, mentre il settore dell'informazione ne ha persi 23.000.
La forza del mercato del lavoro statunitense ha fatto risalire la probabilità di un rialzo dei tassi Fed a settembre, arrivata al 65% secondo i calcoli Bloomberg.
I tre della settimana
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