La settimana sui mercati: Iran, BCE e inflazione USA
Settimana del 12 settembre 2026
L'articolo della settimana

La settimana sui mercati: Iran, BCE e inflazione USA
La settimana si è aperta con quelli che sono sembrati i più estesi attacchi reciproci a petroliere finora tra Stati Uniti e Iran, in un'ulteriore escalation del conflitto. Entrambe le parti sembrano scommettere di poter reggere più a lungo dell'altra, nonostante i crescenti segnali di difficoltà economica in Iran e, sul fronte statunitense, scorte di munizioni ridotte e un sostegno pubblico in calo.
Da Teheran sono arrivati segnali di irrigidimento. Il Presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, già negoziatore capo nei precedenti colloqui per il cessate il fuoco, ha avvertito che l'epoca delle risposte proporzionate è finita. Ha aggiunto che da ora in avanti qualsiasi aggressione contro gli interessi e la sicurezza dell'Iran riceverà una risposta più rapida, più pesante e più dolorosa.
A metà settimana lo scontro è salito di livello. Le forze statunitensi hanno distrutto 5 petroliere iraniane cariche di greggio, in risposta a 2 attacchi falliti con missili balistici contro una nave da guerra della Marina USA, e il segretario di Stato Marco Rubio ha avvertito che l'Iran perderà altre imbarcazioni ogni volta che tenterà di colpire le imbarcazioni statunitensi.
Trump ha ridimensionato le preoccupazioni sul caro petrolio e ha sostenuto che la guerra finirà presto, ribadendo che l'Iran è ormai neutralizzato. Ha dichiarato ai giornalisti che il conflitto si chiuderà immediatamente dopo il voto, perché Teheran non potrà resistere più a lungo.
Il Wall Street Journal ha però riportato che alti esponenti dell'amministrazione, tra cui il vicepresidente JD Vance e lo stesso Rubio, hanno prospettato la possibilità che l'Iran non ceda alle pressioni e che lo scontro si prolunghi per il resto del mandato presidenziale, in scadenza a gennaio 2029. I sondaggi mostrano intanto che i cittadini USA giudicano male la gestione del conflitto, con i repubblicani a rischio di perdere il controllo del Congresso alle elezioni di midterm del 3 novembre.
Sul petrolio la settimana ha portato il Brent oltre i 100 dollari al barile.
USA-Canada: nuovi divieti e dazi sulle importazioni
Intanto, la guerra commerciale con il Canada si è inasprita. Gli Stati Uniti hanno annunciato il divieto di importazione di alcuni prodotti del Paese, ampliato i dazi ad altri e avviato il tentativo di escludere le aziende canadesi dalle forniture agli enti governativi USA.
I divieti riguardano tra gli altri proteine del siero di latte, alcuni whisky di segale e le moto, mentre i dazi della Sezione 338 sono stati estesi a formaggi, pelli animali, motoscafi, prodotti in alluminio e carta, golf cart e materassi.
Il rappresentante commerciale USA Jamieson Greer ha definito le misure una conseguenza naturale del trattamento discriminatorio che il Canada riserverebbe alle esportazioni statunitensi, mentre il ministro canadese responsabile del commercio con gli Stati Uniti Dominic LeBlanc ha dichiarato di essere in contatto con Greer e che il suo governo sta valutando la mossa di Washington. Trump ha detto di ritenere che il Canada voglia raggiungere un accordo, senza fornire elementi a supporto.
Treasury: Bessent difende il buyback e il mercato obbligazionario
Lato Treasury, il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha ridimensionato le preoccupazioni dopo che l'operazione di buyback di giovedì ha spinto i rendimenti ai massimi pluriennali. In un'intervista a Steve Bannon ha dichiarato che il mercato è in ottime condizioni, richiamando la solidità di 2 aste recenti e la sovraperformance statunitense rispetto ad altri mercati, e ribadendo che i bond mostrano da qualche tempo una correlazione insolitamente elevata con i prezzi dell'energia.
Il Tesoro aveva annunciato l'intenzione di acquistare titoli fino a 6 miliardi di dollari, ma l'operazione si è chiusa a 5,19 miliardi, solo la terza volta che i funzionari rinunciano all'importo pieno nei riacquisti sul debito a più lunga scadenza.
Per Bessent i titoli vengono riacquistati solo quando sono a buon mercato, e in questo caso i detentori sembravano voler mantenere le proprie posizioni a lungo termine, con offerte per circa 10 miliardi contro i 20 miliardi abituali.
Il segretario ha attribuito in parte le proprie mosse all'azione dell'Iran. Ha precisato di non agire in vista delle elezioni e ha indicato il tentativo di Teheran di creare problemi economici agli Stati Uniti attraverso i rendimenti obbligazionari o i prezzi del petrolio.
BCE: tasso sui depositi al 2,5% e nuove proiezioni
In Europa la BCE ha alzato i tassi di 25 punti base come da attese, portando la misura sui depositi al 2,5%. Nel comunicato l'istituto ha rilevato che il conflitto in Medio Oriente continua a generare pressioni inflazionistiche, destinate a mantenere l'inflazione sopra il target per un periodo prolungato.
Le nuove proiezioni indicano un'inflazione headline al 3% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028, contro il 3%, il 2,3% e il 2% precedenti, con la componente core al 2,5%, al 2,6% e al 2,3% da 2,5%, 2,5% e 2,2%. Il PIL reale è atteso in crescita dello 0,9% nel 2026, dell'1,4% nel 2027 e dell'1,5% nel 2028, da 0,8%, 1,2% e 1,5%. Secondo l'Eurotower le prospettive restano incerte, con rischi orientati al rialzo per i prezzi e al ribasso per l'economia.
La Banca Centrale Europea ritiene comunque di trovarsi in una posizione favorevole per affrontare il contesto attuale e conferma un approccio dipendente dai dati, riunione per riunione.
Yen ai massimi da febbraio in attesa della Bank of Japan
Sul mercato valutario lo yen è tornato protagonista, toccando i massimi da febbraio. Le attese di una stretta più aggressiva della Bank of Japan restano il supporto fondamentale, mentre la rottura di quota 155 ha aggiunto slancio tecnico, innescando ampi ordini stop-loss e costringendo i trader in opzioni a vendere dollari.
Katayama ha dichiarato che la posizione del Giappone sul cambio non è variata dall'intervento congiunto condotto con la controparte statunitense e che le autorità punteranno a mantenere un mercato valutario ordinato.
La volatilità implicita a 2 settimane su USD/JPY è salita al massimo da maggio 2025, segno di quanto il rally abbia ribaltato le attese di mercato, e la velocità del movimento alimenta le ipotesi di uno smontaggio più ampio dei carry trade finanziati nella valuta giapponese, con cui gli investitori si indebitano a basso costo in yen per investire in asset a rendimento più elevato altrove.
Il test più atteso resta la riunione della Bank of Japan. L'economia giapponese è cresciuta più delle stime iniziali nel secondo trimestre, rafforzando le ragioni per una stretta, anche se secondo Bloomberg Economics una mossa consecutiva già a ottobre resta improbabile.
Alla spinta sulla valuta ha contribuito anche Bessent, che ha sfidato i trader a scommettere contro di lui sullo yen sostenendo di conoscere piuttosto bene le intenzioni delle autorità nipponiche.
Parlando a un evento della Southern Methodist University in Texas, ha dichiarato di essere ormai lui stesso il banco e di avere una discreta visione su cosa farà la Bank of Japan e sui prossimi passi dei policymaker giapponesi.
Credito privato e acquisizioni: Loparex, Anthropic e Poste
Tra le notizie societarie, Moody's ha giudicato in default Loparex, produttore di carte speciali e materiali di supporto per adesivi, e ritiene possibile un fallimento in Chapter 11. OBDC, il veicolo di credito quotato di Blue Owl, ha drasticamente svalutato la propria esposizione verso la società e l'ha classificata come non fruttifera dopo il secondo trimestre.
Il debito con garanzia di secondo grado è ora valutato a circa 5 centesimi per dollaro, contro 88 centesimi alla fine dello scorso anno e 63 centesimi alla fine di marzo, mentre uno dei prestiti con garanzia di primo grado, iscritto alla pari a fine anno, è ora stimato a 22 centesimi.
Secondo il presidente di OBDC Logan Nicholson l'azienda stava portando avanti un'operazione di M&A trasformativa che ne avrebbe ricapitalizzato il business con nuovo capitale, migliorando bilancio e liquidità, ma il piano è poi saltato.
La rapidità del deterioramento riporta l'attenzione sulle valutazioni nel mercato del credito privato, che vale 1.800 miliardi di dollari, dato che le BDC hanno ampia discrezionalità nel determinare il valore dei propri prestiti. Nel complesso le esposizioni non fruttifere di OBDC restano comunque contenute allo 0,8% del fair value del portafoglio.
Anthropic avrebbe invece rinunciato a rilevare la startup di intelligenza artificiale Decart AI, in un'operazione valutata circa 6 miliardi di dollari, anche se le 2 società potrebbero proseguire altre forme di collaborazione.
Poste Italiane ha alzato del 5% l'offerta su Telecom Italia, portandola a circa 11,35 miliardi di euro con l'aggiunta di 0,30 euro in contanti per ogni azione e la componente azionaria invariata a 0,218 nuove azioni Poste. Il gruppo ha inoltre eliminato la soglia minima di adesione del 66,67%, una scelta che secondo Bloomberg privilegia la riuscita dell'acquisizione rispetto ai termini originari.
Oracle supera le stime, Adobe delude sui ricavi attesi
Sul fronte delle trimestrali, Oracle ha chiuso il primo trimestre fiscale con ricavi in crescita del 30% a 19,3 miliardi di dollari e un EPS adjusted di 1,92 dollari, sopra le stime di 1,75 dollari. Il fatturato del business dell'infrastruttura cloud ha segnato un aumento del 121% a 7,4 miliardi contro attese per 7,19 miliardi.
Il capex del trimestre è stato di 28,5 miliardi, in gran parte destinato alle attrezzature per i data center. Il CFO Hilary Maxson ha confermato la previsione di 70 miliardi per l'esercizio che si chiude a maggio 2027, con ulteriori 20-25 miliardi legati ai pagamenti anticipati di alcuni componenti.
Adobe ha invece deluso sulle previsioni, stimando ricavi tra 6,8 e 6,85 miliardi di dollari nel trimestre che si chiude a novembre (attese medie a 6,85 miliardi) e un EPS adjusted tra 6,30 e 6,35 dollari a fronte di stime a 6,30.
Nel terzo trimestre fiscale i ricavi sono cresciuti del 13% a 6,76 miliardi, sopra i 6,7 miliardi attesi, con un EPS adjusted di 6,13 dollari contro un consensus di 6,08.
Inflazione USA al 3,4%: le attese sui tassi Fed
A chiudere la settimana, ad agosto l'inflazione USA si è attestata al 3,4% su base annuale, in linea con le attese Bloomberg e con la misura di luglio, mentre il dato core è passato dal 2,5% al 2,4%, anch'esso in linea con il consensus.
Su base mensile le variazioni sono state rispettivamente dello 0,4% e dello 0,3%, contro stime allo 0,4% e allo 0,2%. Secondo il BLS circa 1/3 dell'aumento è dovuto ai prezzi del carburante, saliti del 3,9%.
La rilevazione cosiddetta supercore ha registrato lo 0,51% su base mensile e il 3,02% su base annuale, oltre i precedenti 0,19% e 2,84%. Dopo la pubblicazione, il mercato ha assegnato una probabilità di oltre l’87% per un rialzo dei tassi da parte della Fed nella riunione della prossima settimana.
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