Hormuz, Trump rilancia il blocco: Brent oltre 85 dollari

Il Brent è salito sopra 85 dollari al barile per la prima volta in un mese, il rialzo giornaliero più marcato da maggio 2020, dopo che Trump ha annunciato il ripristino del blocco navale statunitense sulle navi iraniane in transito nello Stretto di Hormuz, accompagnato da una richiesta di rimborso del 20% su tutto il resto del carico che attraversa lo Stretto.

La richiesta del 20% equivale a circa 30 milioni di dollari su una superpetroliera a pieno carico, stando ai prezzi del petrolio precedenti al rialzo, cifra salita a circa 32 milioni una volta incorporato il balzo del Brent, comunque ben oltre quanto richiesto su base informale dall’Iran (fino a 2 milioni di dollari a viaggio).

La Casa Bianca non ha fornito altri dettagli sulla proposta, né su come verrebbe amministrata né se sia stata comunicata agli alleati del Golfo. Il Comando Centrale USA ha annunciato di aver completato il più recente di una serie di attacchi condotti nell’ultima settimana, al termine di una missione di 5 ore.

Il piano sarebbe difficile da attuare e, se applicato in modo generalizzato anche alle navi non scortate, potrebbe entrare in conflitto con il diritto internazionale.

Mantenere un controllo duraturo richiederebbe inoltre un'operazione militare ben più ampia, con un possibile impiego di truppe di terra che Trump ha finora evitato.

Prima della guerra lo Stretto veicolava circa un quinto dei flussi mondiali di petrolio e gas. Oltre 10 operatori del settore shipping hanno detto di essere stati colti di sorpresa dall'annuncio, giudicando prematuro capire come la misura, priva ancora di dettagli operativi, influenzerà le decisioni di transito.

Il Presidente ha definito gli Stati Uniti i futuri garanti della via d'acqua e ha ribadito che lo Stretto resterà aperto, con o senza la collaborazione di Teheran, precisando che solo le navi iraniane resteranno bloccate mentre quelle di altre nazioni potranno transitare.

L'Iran considera qualsiasi limitazione alla propria autorità sullo Stretto una violazione dell'accordo di pace provvisorio raggiunto con Washington a giugno, che prevedeva transito commerciale senza pedaggi per una finestra negoziale di 60 giorni a fronte dell'impegno di Teheran a garantire un passaggio sicuro.

Il Governo iraniano ha dichiarato che l'intesa è ormai entrata in una fase di crisi e che non ne rispetterà i termini finché la controparte continuerà a violare i propri impegni, mentre il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha risposto con tono sarcastico, sostenendo che l'Iran è sempre stato il garante dello Stretto e continuerà a esserlo, giudicando eccessiva la percentuale proposta da Trump e assicurando che Teheran si comporterà con equità.

Sul fronte macro, gli operatori attribuiscono una probabilità del 50% di un rialzo dei tassi a luglio. Christopher Waller, esponente del board della Fed, ha detto che un rialzo potrebbe rendersi necessario nel breve termine se l'inflazione core dovesse persistere, segnalando che le pressioni sui prezzi sono salite ai massimi da 3 anni, con le misure core rimaste ostinatamente elevate.

Il dato di giugno sul CPI, atteso nelle prossime ore, dovrebbe mostrare un rallentamento al 3,8% su base annua e un calo dello 0,1% mensile, con il dato core visto in flessione al 3,8%.

Waller ha sottolineato che un solo mese di raffreddamento non basterà a convincere la Banca centrale, servendo diversi mesi consecutivi di miglioramento prima di un cambio di rotta, pur definendo il contesto attuale diverso da quello del 2021-2022. Secondo Waller esiste sia uno scenario credibile di ritorno verso il target con i tassi fermi tra il 3,5% e il 3,75%, sia uno scenario altrettanto plausibile di inflazione persistente o in risalita, che richiederebbe una stretta monetaria.

Segnaliamo infine che oggi inizierà la stagione delle trimestrali in USA. In particolare oggi pubblicheranno i conti del 2° trimestre 2026 Goldman Sachs, Bank of America, JP Morgan, Wells Fargo e Citigroup.

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