Yen in rialzo, Trump sospende i raid e Warsh ripensa la Fed

Lo yen è balzato nella mattinata di Tokyo, arrivando a guadagnare fino all’1,4% sul dollaro tra le speculazioni su un nuovo intervento delle autorità, per poi ridurre gran parte del rialzo.

Satsuki Katayama, Ministro delle Finanze giapponese, ha confermato il primo intervento congiunto sui cambi tra i due Paesi in 15 anni, con entrambi i governi che hanno assicurato che non esiteranno a muoversi ancora.

Secondo gli strategist di Goldman Sachs, le autorità torneranno probabilmente a intervenire nei prossimi giorni se il movimento dovesse rientrare, come accaduto a maggio. Questa mossa resta uno strumento efficace per guadagnare tempo in attesa di un miglioramento dei fondamentali.

Sul fronte mediorientale, il petrolio è crollato e i futures azionari USA sono avanzati dopo che Trump ha annullato gli attacchi pianificati contro l'Iran, annunciando che i negoziati per un accordo inizieranno oggi pomeriggio.

Il Presidente statunitense ha spiegato ai giornalisti che l’operazione annullata sarebbe stata il più grande attacco dalla Seconda guerra mondiale, aggiungendo di voler verificare la possibilità di un’intesa. Trump ha suggerito che un accordo sulla riapertura dello Stretto di Hormuz potrebbe essere vicino e ha ribadito che continuerà a perseguire un percorso per porre fine al programma nucleare iraniano.

La decisione è maturata anche in risposta agli appelli degli alleati mediorientali: il Principe ereditario saudita Mohammed bin Salman avrebbe riferito a Trump nel fine settimana di preferire la prosecuzione dei colloqui, viste le conseguenze imprevedibili di un'escalation.

Il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato su Telegram che i negoziati tra Iran e Oman, i due Paesi che si affacciano sullo Stretto di Hormuz, sono nelle fasi finali per una nuova rotta attraverso la via d'acqua, anche se il portavoce Esmail Baghaei ha precisato che i colloqui non riguardano l'apertura o la chiusura del passaggio, attribuendo agli Stati Uniti la responsabilità del blocco del traffico marittimo. 

Lato Fed, secondo Bloomberg il Presidente Kevin Warsh avrebbe sollevato la possibilità di modificare la frequenza delle riunioni di politica monetaria. Un'ipotesi circolata prevede 6 riunioni all'anno dedicate alle decisioni sui tassi e 2 incontri riservati alla discussione di temi economici di rilievo, rispetto alle 8 attuali, una cadenza in vigore dai primi anni '80. Nessuna decisione è stata ancora presa.

La discussione, avviata all'ultima riunione del FOMC, punta anche ad allineare meglio il calendario delle decisioni con la pubblicazione dei principali dati macro per migliorare il processo decisionale. Il confronto riflette l’impronta riformatrice di Warsh, alla guida della banca centrale da maggio su nomina di Trump.

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