CAPE Ratio: guida completa all'indicatore di Shiller

Spesso si sente parlare del P/E ratio come metrica di valutazione delle azioni, un po’ meno del CAPE ratio. Il Cyclically Adjusted Price-to-Earnings ratio è stato introdotto negli anni ’80 dal professor Robert Shiller dell’Università di Yale mentre studiava il comportamento dei mercati azionari nel lungo termine.

Questo indicatore è salito di popolarità solo diversi anni dopo, nel 1996, quando Shiller e John Campbell presentarono alla Fed uno studio che mostrava un aumento molto più veloce delle azioni rispetto agli utili.

Obiettivo, funzione e cosa misura

Il CAPE ratio viene utilizzato per cercare di capire se un indice di Borsa o un’azione è sopra o sotto valutato. L’obiettivo è quello di fornire una prospettiva a lungo termine sulla valutazione di mercato, attenuando gli effetti delle fluttuazioni cicliche dell’economia.

Questo perché il ratio misura il prezzo corrente dell’asset osservato rispetto alla media degli utili reali degli ultimi 10 anni (aggiustati quindi per l’inflazione). Ciò permette di ottenere una visione più stabile della redditività a lungo termine.

Come si calcola

Per calcolare il CAPE ratio, la formula è la seguente:

Prezzo corrente / Media degli utili aggiustati per l’inflazione degli ultimi 10 anni

Per fare un esempio pratico: se un titolo scambia a 100 dollari e la media degli utili aggiustati per l'inflazione degli ultimi 10 anni è 5 dollari, il CAPE ratio sarà pari a 20x.

Vantaggi

Ci sono diversi vantaggi nell’utilizzare il CAPE ratio. Innanzitutto, viene ridotto l’impatto delle fluttuazioni a breve termine degli utili e fornisce una misura più stabile e completa delle performance attraverso i cicli economici.

Questo ratio può essere utilizzato nel confronto storico. Inoltre, è utile per identificare potenziali bolle speculative e prevedere crolli di mercato. Su questo punto, durante la Grande Depressione il CAPE ha raggiunto 30x intorno a settembre 1929, poco prima del crollo. Questo livello era significativamente più alto della media storica.

A fine anni ’90 il livello raggiunto è stato 44,2x. A questo è seguito il crollo delle dot-com nei primi anni 2000. Nella crisi finanziaria del 2008 il ratio era sopravvalutato sia per il settore finanziario che per quello immobiliare.

In sostanza, un CAPE troppo alto indica aspettative di crescita eccessivamente ottimistiche, sopravvalutazione del mercato o maggiore rischio di correzione o crollo. Ricordiamo però che non è un indicatore di timing, quindi deve essere preso più come un segnale di allerta. Inoltre, fattori economici strutturali (come i tassi bassi) possono giustificare il CAPE alto per alcuni periodi storici.

Un CAPE basso potrebbe indicare una sottovalutazione del mercato e una possibile opportunità di investimento oppure delle aspettative pessimistiche. Un livello basso potrebbe offrire un margine di sicurezza per gli investitori che non vogliono pagare troppo un asset.

Svantaggi

Non mancano gli svantaggi, a partire dalla complessità del calcolo. Non è sempre facile trovare storici estesi e gli aggiustamenti per l’inflazione. Inoltre, è un indicatore che agisce con un certo ritardo ed è meno efficace per quei settori a rapida evoluzione e alta crescita.

Altre critiche vengono sollevate per la dipendenza dai dati storici, che non permette di considerare le prospettive future. Vengono poi ignorate le condizioni di mercato attuali, come tassi, debito e politiche monetarie. Non vengono considerate nemmeno le innovazioni o i cambiamenti di mercato che potrebbero influenzare gli utili futuri.

La differenza con il P/E

La principale differenza tra il CAPE ratio e il più famoso P/E si basa essenzialmente sul fatto che quest’ultimo considera solo gli utili correnti, mentre il primo prende in esame la media reale degli ultimi 10 anni. Questo permette di ridurre l’impatto delle fluttuazioni a breve termine degli utili, fornisce una visione più stabile e completa attraverso i cicli economici.  

Un esempio attuale

A febbraio 2025, il CAPE ratio si trova a 37,97x, ai massimi da dicembre 2021. L’indicatore si trova oltre la media storica di 17,6x, segnalando una possibile sopravvalutazione.

 

 

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