Dazi USA dopo lo stop: cosa cambia per PIL e prezzi
La settimana scorsa la Corte Suprema USA ha annullato i dazi imposti ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act, inclusi quelli reciproci e quelli su Canada, Cina, Messico e altri Paesi sulla base di dichiarazioni separate.
Trump si è ribellato alla scelta annunciando una nuova tariffa globale al 10% ai sensi della Sezione 122, aumentandola poco dopo al 15%. Questa imposizione resterà in vigore fino a luglio e sarà seguita da dazi maggiori e più duraturi ai sensi della Sezione 301.
Per legge, le tariffe applicate con la Sezione 122 sono limitate al 15%. Il loro uso crea però due tipi di incertezza: il primo riguarda il fatto che on è ancora chiaro come saranno trattati i partner commerciali con tariffe reciproche inferiori al 15%, che potrebbero veder aumentare l’aliquota tariffaria nel breve periodo. In secondo luogo, questi dazi sono limitati a 150 giorni, a meno di proroghe con atto del Congresso. In teoria, l’Amministrazione potrebbe sospendere temporaneamente i dazi per poi ripristinarli, a rischio di sollevare contestazioni legali.

Secondo gli analisti di Goldman Sachs, la combinazione della decisione da parte della Corte Suprema e di quella del Presidente statunitense ridurrà l’aumento dell’aliquota tariffaria effettiva da 10 a 9 punti percentuali da inizio 2025. Tuttavia, questi sviluppi erano attesi e le stime su inflazione e crescita economica non sono variate più di tanto.

GS evidenzia che la maggior parte del trasferimento dei costi tariffari sui prezzi è già avvenuto e ha aumentato il PCE core dello 0,7% fino a gennaio e lo aumenterà di un altro 0,1% nel resto del 2026.
A livello di importazioni, dovrebbero aumentare quelle dai Paesi che beneficeranno di significative riduzioni tariffarie. Tuttavia l’impatto sul PIL dovrebbe essere compensato dall’aumento delle scorte e dei consumi e dalla riduzione delle importazioni di altre Nazioni.
Per Goldman Sachs, il PIL statunitense del 1° trimestre 2026 dovrebbe attestarsi al 3,4%. Il dato dovrebbe arrivare al 2,5% nel 4° trimestre.
Fonte: ricerca Goldman Sachs
Condividi su
Informazioni sull'autore
Ti è piaciuto l'articolo?
Non perderti neanche un contenuto, iscriviti subito alla newsletter gratuita di FreeFinance!
Iscriviti alla newsletter